mercoledì 6 giugno 2012

Vita Sackville e Virginia Woolf: due adorabili creature e l'amore


Vita Sackville-West                   Virginia Woolf e Vita Sackville


Un giorno dell'estate del 1931, Virginia Woolf stava sdraiata in giardino a leggere le lettere d'amore dei due grandi poeti vittoriani Elizabeth Barrett e Robert Browning, piene di particolari sull'amato cane Flush (che la facevano ridere), in compagnia della sua cockerina nera Pinka, che con Leonard Woolf (marito platonico di Virginia e suo sensibile editore) chiamava «angelo di luce», nonostante avesse ridotto a brandelli gonne e tappeti, avesse mordicchiato e ingerito alcune bozze, e fatto la pipì sul pavimento. Pinka era stata regalata a Virginia nel 1926 dall'«adorata Vita» – Vita Sackville-West, amica e innamorata di Virginia – quale «messaggero d'amore (il “go-between”)». Pinka era il cucciolo di Pippin, l'amato cane di Vita e, in quel momento, Virginia Woolf decise di «fare una vita» a Flush, l'amatissimo cocker spaniel fulvo di Elizabeth Barrett, e di prendere Pinka come suo modello. Lasciò scritto: «Scrivo ogni mattina, e mi diverto a scrivere ogni parola di Flush». Così, grazie al cagnolino di Vita, vide la luce il delizioso indimenticabile piccolo libro Flush, una biografia.

Virginia e Leonard, Vita e il marito, gravitavano attorno al “gruppo Bloomsbury” (sorto nel 1907), circolo aristocratico e colto di scrittori e artisti inglesi, molti omosessuali o bisessuali che intrecciavano senza problemi relazioni omosessuali extra–matrimoniali nell'ambito di moderne coppie aperte. Essi s'incontravano nel distretto londinese di Bloomsbury (nei pressi del British Museum) nelle case di Clive (critico d’arte) e Vanessa Bell (pittrice) e in quella dei fratelli di Vanessa, Adrian e Virginia Stephen (quest'ultima meglio conosciuta come Virginia Woolf). Si trattava di un vivacissimo ed esuberante gruppo di giovani ribelli e agnostici, «affamati di vita e di futuro», dotati d'ironia e sarcasmo, che discutevano di etica e filosofia cercando di definire il bello, il buono e il vero al di là d'ogni convenzione, in piena libertà di coscienza e di giudizio, e con la più «completa irriverenza». I membri del gruppo, sessualmente disinibiti, erano uniti da amicizia reciproca e da opinioni comuni, e crearono quello stimolante clima culturale che dominò la letteratura inglese tra le due guerre, coinvolgendo molti individui di talento. Quest'aristocrazia d'intellettuali non creò scuole e non emanò manifesti ma col suo anticonformismo bohèmien diffuse il progressismo liberale, l'anti–imperialismo, la liberazione sessuale e il femminismo in tempi di diffusa intolleranza. Virginia Woolf con la sua fama attirò un grande interesse sul gruppo ma, dopo i bombardamenti che rasero al suolo Bloomsbury e dopo il suicidio della scrittrice (avvenuto nel 1941), si dispersero nell'orrenda distruzione di quella guerra che tutti quanti avevano odiato e avversato.

Vita (Victoria, soprannominata “Vita” per distinguerla dalla madre, anche lei chiamata Victoria) Mary Sackville-West – morta cinquanta addietro il 2 giugno del 1962 per un cancro allo stomaco nel Castello di Sissinghurst nel Kent vicino a Cranbrook – era nata a Knole House vicino a Sevenoaks Kent il 9 marzo del 1892 e, benché fosse una fine poetessa e scrittrice inglese, è divenuta famosa sia per la sua relazione amorosa con Virginia Woolf sia per la sua competenza e cultura nel campo del giardinaggio (memorabili le sue realizzazioni arboree e architettoniche nel giardino del castello di Sissinghurst, oggi proprietà del National Trust, il più visitato d'Inghilterra e vero monumento nazionale).

Era figlia unica del terzo Barone Sackville e nipote per parte di madre di una danzatrice spagnola. Per le pressioni materne, aveva sposato nel 1913 il vivace e attraente aristocratico Harold George Nicolson (1886–1968), politico e diplomatico, ma con la passione per la scrittura: i due coniugi condivisero pure l'interesse per il giardinaggio e la cura del loro giardino «grigio e bianco… virginale, selvaggio, patrizio». Nel 1913 Vita ebbe il primo figlio Lionel Benedict (detto Ben), un altro figlio nacque morto nel 1915, e nel 1917 ebbe Nigel.

Vita amò la poesia. Scrisse e pubblicò: Chatterton (1909), A Dancing Elf (1912), Constantinople: Eight Poems (1915), Poems of West and East (1917), Orchard and Vineyard (1921), il lungo poema narrativo The Land (1927) con il quale vinse nel  l'Hawthornden prize, Sissinghurst (1931), e The Garden (1946) che nello stesso anno vinse il premio Heinemann per la letteratura.

Scrisse anche molte biografie e romanzi, alcuni dei quali tradotti anche in italiano: Legami (Heritage) (1919), Seduttori in Ecuador (Seducers in Ecuador) (1924), Passaggio a Teheran (Passenger to Teheran) (1926), La signora scostumata (The Edwardians) (1930), Ogni passione spenta (All Passion Spent) (1931), Malaguena: il romanzo di una ballerina (Pepita) (1937) dedicato alla nonna spagnola (una ballerina nota col nome di Pepita), L'aquila e la colomba: Santa Teresa di Avila e  Teresa di Lisieux (The Eagle and The Dove) (1943), Il diavolo nel villaggio (Devil at Westease) (1947) e Il signore scostumato (The Easter Party) (1953). Pubblicò anche numerosi testi (spesso illustrati) dedicati all'arte del giardinaggio e alla descrizione dei giardini, e per quindici anni (tra il 1946 e il 1961) tenne una rubrica sull'«Observer», pubblicata in Italia con il titolo Il giardino alla Sackville-West.

Nonostante il matrimonio fosse ben riuscito – come testimoniano lo scambio epistolare giornaliero pubblicato dopo la morte dei genitori dal figlio Nigel (1917–2004), noto scrittore e politico, e un'intervista rilasciata dalla coppia a BBC radio poco dopo la fine della seconda guerra mondiale (vedere: David Cannadine, Portrait of More Than a Marriage: Harold Nicholson and Vita Sackville-West Revisited. From Aspects of Aristocracy, Yale University Press, 1994) –, Vita ebbe diverse relazioni extra–matrimoniali omosessuali, la più importante con Violet Keppel Trefusis, figlia della “favorita” di Re Edoardo vii e scrittrice, che conosceva dall'adolescenza e con la quale dal 1918 ebbe un amore irrequieto e violento, andando spesso con lei in romantica fuga in Francia e vestendo in pubblico con disinvoltura abiti maschili. La stessa Vita raccontò questa sua relazione sentimentale in un testo autobiografico, pubblicato poi dal figlio Nigel con il titolo di Portrait of a Marriage (Nigel Nicolson and Vita Sackville-West, The University of Chicago Press, 1998, first published 1973; in Italia: Ritratto di un matrimonio, Rizzoli, 1947) e nel piccolo libro Sfida (Challenge) (1923), scritto forse a quattro mani con Violet, che fu pubblicato in America ma bandito in Gran Bretagna.

Un'altra relazione sofferta e tormentata s'instaurò alla fine degli anni venti tra Vita e Virginia Woolf, che aveva sperimentato sulla sua pelle la crisi del vivere e dello scrivere a cavallo tra il tramonto del mondo vittoriano e l'alba del Modernismo del Novecento. La Woolf era nata a Londra il 25 gennaio 1882 e morì suicida nel fiume Ouse a Rodmeil nel Sussex il 28 marzo del 1941. Nel 1912 aveva sposato Leonard Woolf, incontrato grazie al fratello Thoby morto prematuramente che studiava a Cambridge, e collaborava col «Guardian» e il «Times Literary Supplement», scrivendo i suoi interessantissimi saggi di critica e i suoi superbi romanzi. Nell'ultima lettera alla sorella Vanessa del 23 marzo del 1941, prima del suo suicidio, Virginia così scriveva: «Ma sento che sono andata troppo lontano questa volta per tornare indietro. Sono certa d'impazzire di nuovo […] e so che non lo supererò ora […] L'ho combattuto questo male, ma ora non più, Virginia». La Woolf (ormai nella solitudine disperata della follia, senza più neppure l'amata Pinka) si annegò nell’Ouse dopo aver messo in tasca due pietre pesanti, proprio come «una vecchia che viveva a Mount Misery […] Il figlio di lei era morto. Era diventata strana […] Aveva già ammazzato il suo cane. E alla fine esce, lunedì forse nel pomeriggio con l'alta marea e si butta […]» (lettera del 7 agosto del 1938, tratta da Flush, I Meridiani: “Virginia Woolf – Saggi, Prose, Racconti, a cura di Nadia Fusini, nella traduzione di Alessandra Scalero, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, su licenza de “La Tartaruga”, 1979).

Virginia s'ispirò alla sua straordinaria amica per la composizione di Orlando, descritto dal figlio di Sackville-West, Nigel, come «the longest and most charming love–letter in literature (la più lunga e incantevole lettera d'amore in letteratura)», il cui personaggio è stato dalla Woolf nel suo diario ricollegato a Vita. Il romanzo fu pubblicato nell'ottobre del 1928 con tre fotografie di Vita tra le otto illustrazioni fotografiche, dedicato a Vita e rivolto a tracciare la storia di Orlando, giovane androgino bello e aristocratico che nel corso dei secoli non muore mai, e a esplorare i temi dell'ambiguità sessuale.

Ne Il Caso – Il figlio di Vita Sackville-West: mia madre amò Virginia Woolf, ha scritto Alessio Altichieri (pag. 17, 21 agosto del 2000, Corriere della Sera): «Non dev'essere facile per uno scrittore iniziare così una storia: “Virginia Woolf e mia madre, Vita Sackville-West, si conobbero nel dicembre del 1922, ma ci vollero due anni perché la loro amicizia si sviluppasse in intimità, e tre perché l'intimità fosse riconosciuta da entrambe come amore”. Non dev'essere facile se Nigel Nicolson, il figlio di Vita, racconta soltanto oggi, quasi 80 anni dopo, quella passione lesbica che scandalizzò la società del tempo. Perché Nicolson, che pur aveva trovato il coraggio di scandagliare la propria vita (Long Life, 1997, con la storia della casa editrice da lui fondata) e il matrimonio “felice e fuori dal comune” dei genitori, entrambi omosessuali e infedeli (Portrait of a Marriage, 1992), solo ora pubblica la biografia di Virginia Woolf, la donna che con Jane Austen e George Eliot sta sull'olimpo della letteratura femminile inglese, ma che, per lui, resta “l'amante di mia madre”.». A quel tempo, Vita era più nota di Virginia; continua Altichieri: «Ma poi l'arroganza lasciò spazio all'amicizia, l'amicizia all'intimità, finché nel 1925 “Vita sembrò sbalordita che Virginia potesse amarla fisicamente”: a Long Barn, la casa dei Sackville non lontana da Knole, quella dei Woolf, per la prima volta le due donne fecero l'amore, “apparentemente per l'iniziativa di Virginia quanto per l'esperienza di Vita”, scrive, coscienzioso, Nigel. Non erano tempi in cui gli scandali si nascondessero sotto il tappeto, eppure Harold, quando Vita gli raccontò tutto, tremò: “Per l'amore del cielo, stai attenta: questo non è giocare col fuoco, ma con la dinamite”. Mentre Virginia, al marito Leonard che aveva sentito dell'affaire, rise in faccia: “Non aveva paura né vergogna, nell'intraprendere a 43 anni l'unica relazione d'amore della sua vita», sicché Leonard stesse tranquillo, perché “il matrimonio non era in pericolo”, […] E infine venne Orlando, il libro che Virginia dedicò a Vita ed era «Vita nel Paese delle Meraviglie”, scrive Nigel, perché “conteneva sue fotografie in tutte le pose” ed “era pieno di scaltre allusioni alle loro vite personali”. Ma era anche la trasfigurazione letteraria dell'amore, che, mentre lo esaltava, allo stesso tempo lo spegneva. L'11 settembre 1928, quando Vita ricevette la copia rilegata del romanzo, che la Woolf le aveva nascosto anche nell'ultima vacanza trascorsa assieme, in Borgogna, “rimase sbalordita e deliziata al punto dell'incoerenza”». Dopo soltanto pochi mesi, a Berlino, Virginia Woolf si accorse però della «inaspettata freddezza» di Vita Sackville-West perché «Sepolto nel libro, l' amore non poteva più essere resuscitato.» (http://archiviostorico.corriere.it/2000/agosto/21/figlio_Vita_Sackville_West_mia_co_0_0008218319.shtml).

Ha scritto Alisa Del Re (docente di Scienza Politica presso l'Università di Padova) nella sua biografia di Vita Sackville-West: «Sicuramente più conosciuta per la sua vita “scostumata” (dal titolo di uno dei suoi romanzi più noti: La signora scostumata), per la sua intima amicizia con Virginia Woolf, per la passione che la legò a Violet Trefusius, per il bizzarro matrimonio con Harold Nicolson (entrambi attratti da persone dello stesso sesso, si concessero a vicenda ampie libertà, pur mantenendo un forte legame familiare), che non per la sua attività di romanziera, Vita Sackville-West fu uno dei personaggi più allegramente trasgressivi e passionali del secolo scorso. “Vita era sempre innamorata. Che io sappia, non vi fu mai un momento, in vita sua, che non spasimasse per qualcuno, che non stesse in smaniosa attesa dell'unica persona che, in quel periodo, poteva placare la sua smania”». Così ne scrive suo figlio, Nigel Nicolson, in Ritratto di un matrimonio. Una vita eterodossa, anche divertente: due figli, romantiche vacanze, travestimenti, gelosie, ricatti, snervanti passioni, avvenimenti al limite della pochade, come la fuga in Francia con Violet, con i due mariti che inseguono le fuggiasche su un minuscolo aeroplano. […]»
(http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=219).

Ne Il colpo di fulmine. 6a puntata. Quando lei si innamora di lei (Colpo di fulmine | Permalink, http://blog.leiweb.it/claudio-castellacci/2011/02/25/il-colpo-di-fulmine-6-puntata-quando-lei-si-innamora-di-lei/), Claudio Castellacci definisce Vita Sackville-West come «affascinante pecora nera di una fra le più aristocratiche famiglie inglesi» e scrive che al figlio Nigel spettò mettere ordine tra le carte della madre dopo la sua morte, e in una vecchia valigia di pelle chiusa a chiave trovò un grosso quaderno scritto a matita, il diario nel quale Vita aveva raccolto la storia dei suoi anni di giovanili (sino ai 28 anni) e che lei stessa definì «verbale, disadorno ed egocentrico». A proposito del rapporto con il marito, scrive Castellacci: «Vita e Harold ebbero molte occasioni, più o meno mondane, per frequentarsi e di tutto parlarono fuorché d'amore. Mai una parola. Eppure lui cercava con ogni mezzo la sua vicinanza e quando era lontano le scriveva. Fin quando a un ballo, Harold le chiese di sposarlo. Vita che quella sera indossava un abito nuovo, rispose di sì. Lui partì per Costantinopoli e Vita cadde in uno stato di depressione nervosa. Si riprese allacciando un rapporto con una coetanea, Rosamund, con la quale passò la primavera nell'amata Firenze. Mai le sfiorò il pensiero che potesse esserci un barlume d'incompatibilità fra l'esser fidanzata con Harold e l'essere innamorata cotta di Rosamund. Harold restava il compagno di giochi preferito con cui intrattenere appaganti rapporti intellettuali. Niente era più lontano da Harold che la figura dell'amante. “Alcuni uomini sembrano nati per fare gli amanti, altri i mariti. Harold apparteneva a quest'ultima categoria”, annota Vita nel suo diario.».

In Adorata creatura. Le lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf (curatori    L. De Salvo e M.A. Leaska, traduttori F. Cagnoni e S. Coyaud, Editore La Tartaruga, 2002) è raccolto l'epistolario di queste due “grandi donne” molto diverse tra loro (una più ironica ed esuberante, Vita,  l'altra più chiusa e tormentata, Virginia) che avevano vissuto un complesso e controverso rapporto d'amore ma anche d'amicizia durato vent'anni, cementato dalla comune passione per l'arte e la cultura.

L'attrice e doppiatrice italiana Elda Maria Olivieri (1960–) ha scritto, diretto e interpretato Vita e Virginia – Pensieri e dialoghi dai carteggi e dai diari di Virginia Woolf e Vita Sackville-West: ha interpretato il ruolo di Virginia Woolf mentre Adele Pellegatta era Vita Sackville-West; lo spettacolo è andato in scena al Teatro Verdi di Milano e si è aggiudicato il Premio “Franco Enriquez 2007”.

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