venerdì 23 novembre 2012

Francis Durbridge e gli sceneggiati storici della RAI


Francis Durbridge

            
                                            Sceneggiati RAI

Il 25 novembre del 1912, cento anni addietro, nasceva in Inghilterra Francis Henry Durbridge, brillante scrittore di gialli e fantasioso sceneggiatore dotato di humour e suspense, che ebbe il merito di avere ispirato molti dei migliori sceneggiati Tv della RAI a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.

Durbridge nacque in una cittadina dello Yorkshire (Kingston upon Hull), fu educato alla Bradford Grammar School (ove l'insegnante d'inglese lo incoraggiò a scrivere) e si laureò in Letteratura inglese a Birmingham. Iniziò a lavorare come agente di cambio ma intanto scriveva: nel 1933 (aveva appena 21 anni) la BBC acquistò un suo radiodramma ed ebbe così inizio una luminosa e soddisfacente attività di scrittore e autore di commedie, film e sceneggiati televisivi che fecero conoscere il suo nome non soltanto in Inghilterra ma anche in tutta Europa (soprattutto in Italia, Germania, Olanda e Finlandia).

Probabilmente il primo detective radiofonico inglese fu “the Inspector Hornleigh”, creato da Durbridge, le cui avventure furono trasmesse il lunedì sera alle sette (tra il 1937 e il 1940), personaggio che nello stesso periodo apparve anche in tre film.

La creatura più fortunata di Durbridge fu Paul Temple, un ricchissimo scrittore di gialli che lavora soltanto tre mesi l'anno e che negli altri nove mesi si gode la vita viaggiando per l'Europa, accompagnato dalla moglie Steve Trent, giornalista, ma gli succedono sempre le più strane avventure tanto da trasformarsi in un detective dilettante e un criminologo (tanto abile da correre in soccorso di Scotland Yard). Era il 1938 e Durbridge aveva soltanto 26 anni. Il primo libro Send for Paul Temple, scritto in collaborazione con John Thewes, era destinato a un serial radiofonico (questi serial furono poi, in effetti, 16). Durbridge scrisse ininterrottamente, dal 1938 al 1968, per la BBC, storie ricche di dialogo e di personaggi della classe media inglese, imperniate su Paul Temple (ma uscirono altre narrazioni in versione cartacea sino ai tardi anni Ottanta). Tra i libri su Paul Temple, ricordo soltanto quelli tradotti in italiano: Ritorna Paul Temple (News of Paul Temple) (1940), Una strana rapina (Paul Temple and the Harkdale Robbery) (1970), Il mistero di Ginevra, (Paul Temple and the Geneva Mistery) (1971), e Delitto a tempo di rock (Paul Temple and the Margo Mystery) (1986). Cinque film inglesi sul personaggio di Paul Temple con Anthony Hulme (il primo) e John Bentley (gli altri quattro) – girati tra gli anni quaranta e cinquanta presso “The Nettlefold studios” – risultarono pellicole piuttosto insignificanti (soltanto dei B-movie). Grande fu, invece, il successo televisivo in Inghilterra e ben 52 furono gli episodi TV dedicati a Paul Temple tra il 1969 e il 1971, in quattro stagioni, interpretati da Francis Matthews (Paul Temple) e Ros Drinkwater (Steve Temple), nati da una co-produzione tra la BBC e la tedesca Taurus film di Monaco di Baviera. In Italia furono trasmessi soltanto tredici episodi (nove, la domenica pomeriggio nell'autunno del 1972, e quattro, in prima serata tra agosto e settembre del 1973). Il personaggio era così noto che negli anni cinquanta uscì anche una “comic strip” sul detective durata venti anni. La serie, divenuta un cult, ispirò le serie americane “Attenti a quei due (The Persuaders)” e “Cuore e batticuore (Hart to Hart)”.

Nel 1940 Durbridge aveva sposato Norah Elizabeth Lawley e aveva avuto due figli.

Nel 1960, insieme con altri autori, creò il nuovo personaggio televisivo Tim Frazer (interpretato da Jack Hedley), un agente sotto copertura che apparve in tre libri; nel 1960-61 The World of Tim Frazer fu rappresentato in 18 episodi con ascolti stratosferici.

Durbridge pubblicò più di 40 romanzi, alcuni basati sulle serie radiofoniche o televisive, scritti spesso in collaborazione con John Thewes, Douglas Rutherford (con quest'ultimo, alcuni libri apparvero con il pen name di Paul Temple, rendendo reale lo scrittore della finzione) e Charles Hatton. In Italia le sue storie sono state pubblicate dall'editore Longanesi e nella collana “Il Giallo Mondadori”.

Francis Durbridge fu anche un drammaturgo di successo: da ricordare Suddenly at Home (1973), in cartellone a London’s West End per di un anno, The Gentle Hook (1974), House Guest (1976), Murder with Love (1976), Deadly Nightcap (1983), A Touch of Danger (1987), The Small Hours (1991) e Sweet Revenge (1993).

Tra il 1952 e il 1980 Durbridge scrisse 17 TV serial per la BBC, prima col titolo A Francis Durbridge Serial, poi con quello di Francis Durbridge Presents e, anche dopo che Durbridge smise di scrivere, alcuni serial furono ripresi negli anni Ottanta e Novanta. Francis Henry Durbridge morì nella sua casa di Barnes, all'età di 85, l'11 aprile del 1998.

Nel grande periodo della Tv italiana che faceva entrare nelle case la grande letteratura e non (pur nei limiti degli interni e dei fondali dipinti), nel periodo dei “libri tradotti in immagini”, dei “personaggi restituiti in carne e ossa” e “della finzione che restituisce la tragicità della reale”, i libri di Durbridge sceneggiati per la TV italiana rivelarono a milioni di spettatori un mondo nuovo e delle atmosfere inglesi di grande fascino e crearono un solido legame con i telespettatori nella “ritualità” dell'appuntamento fisso scandito dal succedersi delle puntate (che creavano attesa e complicità). Molti lavori, tratti dalle storie di questo prolifico giallista britannico, hanno contribuito a creare in Italia il mito dello sceneggiato televisivo RAI. Si era creato addirittura un pool, costituito dalla traduttrice Franca Cancogni (sue le traduzioni degli indimenticabili sceneggiati Umiliati e offesi e Jane Eyre), dallo sceneggiatore Biagio Proietti (che curò con eccezionale bravura gli adattamenti televisivi), da un gruppo di validissimi registi (i maestri del tempo) e dai migliori attori del momento. Gli sceneggiati erano contrassegnati, tra l'altro, da bellissime canzoni e da musiche rimaste indimenticabili. Ricordo:

- di Guglielmo Morandi: La sciarpa (The Scarf) (1963), che racconta l'indagine per l'omicidio di una ragazza strangolata con una sciarpa nei sobborghi di Londra (interpreti: Nando Gazzolo, Roldano Lupi, Francesco Mulè, Aroldo Tieri e Franco Volpi).

- di Daniele D'Anza: Paura per Janet (A Time of Day) (1964), che prende le mosse dalla scomparsa di una bambina rapita e dai genitori disperati, delusi dalle indagini di Scotland Yard che vanno troppo a rilento, che scopriranno alla fine che il rapimento è stato architettato da una persona del loro entourage (interpreti: Valentina Fortunato, Aroldo Tieri, Massimo Girotti, Ernesto Calindri e Lia Zoppelli); Melissa (My Wife Melissa) (1966) in sei puntate – con pregevoli e dispendiosi esterni di ambientazione inglese – imperniata sull'assassinio dell'avvenente Melissa Foster uccisa in Regent’s Park, assassinio del quale è sospettato il marito Guy a causa delle turbolenze familiari, e per il quale D'Anza preparò diversi finali per incuriosire e creare suspense (interpreti: Massimo Serato, Dina Sassoli, Rossano Brazzi, Aroldo Tieri e Turi Ferro); e Giocando a golf una mattina (A Game of Murder) (1969) in sei puntate, che muove i passi dalla scomparsa sul green di Bob Kirby, noto campione inglese di golf e fratello dell' ispettore di Scotland Yard Jack, che – messo in allarme da un dettaglio – si ritrova coinvolto in intrighi e in un gioco criminale più grande di lui ((interpreti: Luigi Vannucchi, Aroldo Tieri, Gastone Bartolucci, Andrea Checchi, Marina Berti, Aldo Massasso, Luisella Boni, Mario Carotenuto, Marina Berti, Sergio Graziani, Giuliana Lojodice, Luigi Montini e Mariolina Bovo). Lo sceneggiato era attraversato dalle belle musiche di Gigi Cichellero.

- di Leonardo Cortese: Un certo Harry Brent (A Man Called Harry Brent) (1970) in sei puntate, basato su una produzione della BBC e girato in esterni nella cittadina di Sevenoaks e dintorni, che si occupa dell'omicidio di Sam Felding, un industriale-inventore principale di Susan Bates, fidanzata di Harry Brent, il proprietario londinese di un'agenzia di viaggi: indelebile è rimasto il brano della sigla iniziale inglese, “Roots of oak”, scritta e interpretata dal noto cantautore scozzese Donovan, e indimenticato il riassunto delle puntate precedenti realizzato da una voce narrante su disegni realizzati da Dino Di Santo (interpreti: Alberto Lupo, Claudia Giannotti, Ferruccio De Ceresa, Carlo Hinterman, Enzo Garinei, Annamaria Ackermann, Carlo Bagno, Stefanella Giovannini, Roberto Herlitzka, Valeria Fabrizi e Tino Schirinzi); e Traffico d'armi nel Golfo (The World of Tim Frazer) (1977), incentrato sulle avventure dell'archeologo inglese Tim Frazer, il quale lavora a Pompei e non riesce a incontrare in una pensione di Castellammare un amico di vecchia data Harry Denston, che gli deve dei soldi, mentre trova invece un uomo in fin di vita che gli sussurra una parola incomprensibile: l'arrivo di Helen (ex fidanzata di Tim e futura sposa di Harry) rende la vicenda ancor più complicata (interpreti: Giancarlo Zanetti, Renato De Carmine e Lorenza Guerrieri); struggente la musica di Dino Siani.

- di Silverio Blasi: Come un uragano (Bat Out of Hell) (1971), così intrecciato di cadaveri e di enigmi da confondere l'ispettore di Scotland Yard John Clay, mandato da Londra ad Alenburym in seguito alla scomparsa di Geoffrey Stewart, per indagare su una rete di scommesse illecite che interessano l'ippodromo locale (interpreti: Alberto Lupo, Delia Boccardo, Corrado Pani, Renato De Carmine, Renzo Montagnani, lo stesso Silverio Blasi, Adriana Asti, Nora Ricci, Corrado Pani, Delia Boccardo, Renzo Montagnani, Renato De Carmine, Sergio Rossi, Mariolina Bovo e Lucia Modugno).

- di Alberto Negrin: Lungo il fiume e sull'acqua (The Other Man) (1973) in cinque puntate – la sigla “Vincent” era di Don McLean – , un thriller psicologico che inizia con l'inspiegabile assassinio di una ragazza nelle vicinanze di una sonnolente cittadina universitaria inglese, del quale viene sospettato il professor David Henderson incalzato dall'ispettore Mike Ford (interpreti: Sergio Fantoni, Nicoletta Machiavelli, Laura Belli, Renato De Carmine, Giampiero Albertini, Daniele Formica, Franco Graziosi ed Elena Cotta). Le belle musiche erano di Roberto De Simone. Pur avendo avuto circa 20 milioni di telespettatori (fu il secondo programma più seguito dell'anno) e pur essendo stato considerato uno dei migliori sceneggiati degli anni settanta, segnò l'inizio della crisi di tale prodotto.

- di Salvatore Nocita: Dimenticare Lisa (1976) in tre puntate, che descrive l'incontro in aereo in viaggio per Napoli, casuale ma fatale, tra il ricco antiquario inglese Peter Goodrich che vive nella città partenopea e una misteriosa e affascinante protagonista femminile, Lisa Carter, rimasta vedova poco prima, che sparisce in circostanze misteriose lasciando Peter nello sgomento (interpreti: Ugo Pagliai, Carlo Enrici, Marilù Tolo e Paola Gasmann). La bella canzone “I Only Have Eyes for You” (A. Dubin-H. Warren) era cantata da Art Garfunkel (notevoli anche le altre musiche di Pino Calvi=.

- di Alberto Sironi (che diventerà poi il regista di Montalbano): Poco a poco (The Gentle Hook) (1980), in tre puntate, adattato da Giuseppe D'Agata, che abbandona le atmosfere inglesi per ambientare la storia in Italia (a Milano, sullo sfondo dei Navigli la cui malinconia viene interpretata dalla nostalgica musica di Paolo Conte); coreografo famoso sta preparando un balletto per il Teatro alla Scala ed è vittima di un pestaggio (viene poi aggredita anche una sua costumista italo-americana) e l'indagine è affidata al commissario Mario Braschi che, partendo da indizi molto labili, scandaglia le “amicizie particolari” dell'uomo (interpreti: Flavio Bucci, Teresa Ann Savoy, Franco Fabrizi, Renato Scarpa e Diego Abatantuono); le musiche sono di Paolo Conte. A proposito dell'adattamento di G. D'Agata, è stato osservato: «L'adattamento – Giuseppe D'Agata (Il medico della mutua, Il segno del comando, ecc.) si è assunto il compito di intervenire sull'originale di Durbridge (tradotto da Franca Cancogni). La ristrutturazione è stata condotta con la finalità – favorita dalla trama di partenza – di giungere a un racconto il più lineare possibile, compatibilmente con le regole del “genere”, per accrescere lo spessore psicologico dei personaggi e collocare la vicenda oltre gli stessi confini del “giallo”, nell'ambito di uno sceneggiato legato alla realtà contemporanea. […] In pratica, con una sorta di operazione di meccanica sofisticata, il “congegno” narrativo di Durbridge è stato collocato in una realtà italiana appositamente reinventata. La vicenda è così ambientata a Milano, un luogo che dà credibilità ai personaggi, in prevalenza appartenenti ad una borghesia urbana attiva ed efficiente. […] Il successo di Durbridge, come “giallista”, autore di originali appositamente scritti per la tv, si spiega con l'indiscusso professionismo di questo autore: le sue trame sono ben congegnate, i colpi di scena sono dosati con sapienza, e qualche macchinosità viene compensata da un sicuro senso dell'intrattenimento.» (“Altri brividi gialli firmati Durbridge”, «La Stampa Sera», 29 novembre 1980). Gianni Cerasuolo parla di Durbridge come del «“giallista” più saccheggiato dalla nostra TV» e così scrive: «Sironi e D’Agata hanno in pratica smontato la scatola su cui si regge l’intrigo giallo di Durbridge – che è sostanzialmente mutuato da atmosfere di mistero un po' rarefatte – per puntare sui singoli personaggi della storia, immersi in una realtà che non è certo quella londinese. Assistiamo così a un'operazione inversa da quella compiuta in passato, tranne qualche eccezione, sugli sceneggiati tratti dallo scrittore inglese. Un racconto, cioè, non più puntato sulla spettacolarità, necessaria a far apparire reale, nei confronti del pubblico italiano, un'atmosfera tutta britannica, ma una storia che usa il “giallo” per indagare le singole psicologie e l'ambiente in cui vivono dei personaggi che potremmo incontrare domani sull'autobus. […]» (“Arriva da Londra un commissario tutto italiano”, «L’Unità», 30 novembre 1980). Ugo Buzzolan osserva: « Ma che strana operazione quella del giallo Poco a poco […]. Tutti sanno chi è Durbridge: è un distinto signore inglese che da più di vent'anni, ogni giorno dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19 (con l'intervallo per il tè), scrive copioni gialli. Quanti ne abbia sfornati, non si sa; pare che il totale si aggiri sul centinaio fra sceneggiati radiofonici e sceneggiati televisivi, e commedie. Durbrige ha venduto i suoi prodotti a tutte le tv europee. […] Poco a poco è una delle sue ultime creazioni. La Rai ha subito fatto l'acquisto, ma cosa è successo dopo? Si è scoperto che il copione era “troppo inglese” e che era basato per tre quarti su un'atmosfera tipicamente britannica, con personaggi molto britannici. Realizzarlo in Italia era impossibile, ne sarebbe uscito un falso, con Londra finta e il policeman dall'accento romanesco. Realizzarlo in Inghilterra era egualmente impossibile perché sarebbe costato una cifra spropositata. E allora si è compiuta la “strana operazione”. È stato chiamato uno scrittore come Giuseppe D'Agata e D'Agata, lavorando sulla traduzione di Franca Cancogni, ha proceduto – è lui stesso che lo dice – ad «alcuni ampi ritocchi all'intreccio di Durbridge» e ha trasferito la storia dall'Inghilterra a Milano, e così il pudding britannico è diventato un risotto alla milanese. Pieno d'ingegno D'Agata; ma non era più semplice, più logico, e forse più economico incaricare D'Agata di scrivere un copione originale considerato che egli è l'autore de Il segno del comando, il giallo italiano che ha avuto il maggiore successo sul video? […]»(“Thriller britannico che diventa milanese”, «La Stampa», 7 dicembre 1980) (vedere anche
http://www.giuseppedagata.it/film/poco.html).


Il successo di queste serie Tv era tale che si favoleggia di proprietari di cinema infuriati per il calo degli spettatori (in Germania) e di doppi finali girati per evitare la fuga di notizie circa il colpevole e la perdita della suspense (in Italia). è stato così commentato: «Da allora… sono semplicemente trascorsi trentadue anni in cui, perlomeno sul fronte RAI, l'ottimo Durbridge è caduto nell'oblio. Chi scrive, da buongustaio del genere, se ne duole perché quella era televisione di qualità, in cui la buona letteratura veniva proposta nel miglior modo possibile, anche dovendosi confrontare con budget non sempre faraonici. I cast erano di ottima levatura e il telespettatore non si accorgeva, o poco gli importava, che qualche esterno fosse palesemente girato in studio o che alle spalle di un Aroldo Tieri, di un Alberto Lupo o di un Turi Ferro si aprisse una finestra che dava su un fondale raffigurante il panorama circostante, in quanto era letteralmente rapito dalla vicenda e dalla magistrale interpretazione dei protagonisti. Tutto sommato, però, forse è meglio che Durbridge sia finito nel dimenticatoio, in quanto, a giudicare da come sia stato maltrattato Nero Wolfe nella serie andata in onda la scorsa primavera su RAI 1, è preferibile che i gialli di qualità restino negli scaffali delle librerie a disposizione dei lettori, piuttosto che proposti sullo schermo da produzioni sprovviste non tanto dei mezzi necessari, ma della sensibilità indispensabile a proporre al pubblico un prodotto che, se ben realizzato, può agevolmente raggiungere livelli di assoluta eccellenza.» 
(Elhitro Elhitro, http://www.alboscuole.it/Articoli.)


2 commenti:

  1. Li ho rivisti tutti (a parte i primi due) sul web e concordo: eran belli, appassionanti, psicologici e ti portavano in quelle provincie inglesi presi per mano da attori meravigliosi, di scuola teatrale per lo piu', che davvero sapevano coinvolgere.
    La crisi venne con l'avvento dello "stile poliziottesco" piu' violento. urlato e forzosamente impegnato. E quella crisi convolse tutti: persino il Maigret di Cervi, uno dei migliori a detta di Simenon, ando' via via scadendo nelle ultime serie "modernizzate".
    In realta' era la quotidianita' della gente che, nella seconda meta' dei '70 cambio' radicalmente in peggio. Successivamente cambio' anche il linguaggio televisivo: oggi Durbridge sarebbe impensabile: troppo d'atmosfera, e non sarebbe neppure facile trovare attori decenti.
    Meglio riguardarseli d'epoca su youtube.

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  2. Trovo questo blog quasi per caso e riesco in cinque minuti a trovare praticamente tutto ciò che cercavo su Francis Durbridge (tra l'altro qualche mese fa ho scritto alla Sellerio suggerendo la ripubblicazione di questi romanzi, che vedrei bene pubblicati da loro).
    Tutto ciò che ho letto è pregevole, compreso il commento. Ritengo però che la causa (colpa) della fine di tale genere, almeno cosi costruito, sia dovuto anche e principalmente alla nascita delle tv commerciali. Le tv suddette non hanno fatto altro che svilire il lavoro della tv preparata, lavorata e scritta a favore di una tv più immediata, più improvvisata e soprattutto fatta da chi capita. Ovvio che su questo terreno lo sceneggiato televisivo può soltanto soccombere.

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